Dalla "Divina Commedia" - XII° canto del Purgatorio - Girone dei Superbi

Il macigno - 2013 (Immagine tratta da una incisione di Gustave Dorè)

<<Di pari, come buoi che vanno a giogo, 

m'andava io con quell'anima carca,

fin che 'l sofferse il dolce pedagogo>>. 

[Io camminavo con Oderisi oppresso dal peso, curvo come lui, come procedono i buoi aggiogati, finché lo permise il mio dolce maestro].


 

Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno:

Pasqua è la festa dei macigni rotolati,

E' la festa del terremoto.

La mattina di Pasqua le donne, giunte nell'orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.

Ognuno di noi ha il suo macigno.

Una pietra enorme messa all'imboccatura dell'anima che non lascia filtrare l'ossigeno,

che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro.

E' il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della disperazione del peccato.

Siamo tombe alienate.

Ognuno con il suo sigillo di morte.

Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno,

la fine degli incubi, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo. 

Don Tonino Bello - Vescovo di Molfetta

 


 

NOSTRA SIGNORA DEGLI UOMINI di Sergio Messere

Maria aiuto degli infermi - 2009

Nostra Signora

degli uomini,

santa e laica,

sovrana dei mari,

dei cieli

e delle terre:

a Te or ora

leviamo in alto

il nostro canto

disadorno

di speranza consapevole

e devozione.

        Tu che consoli

      gli afflitti

      e sorreggi gli audaci

      e ispiri i giusti;

      Tu che ci proteggi

      silente e sanguini

      a fianco a noi,

      sempre

      e da sempre.

O Madre pietosa,

medesima sostanza,

carne nella carne

spirito nello spirito,

illuminaci

di grazia,

potenza

e giustizia

sino alla Notte dei popoli

che verrà.

      Un ultimo inchino

      mentre t'inabissi,

      placida,

      bagnata di luce,

      ardente d'amore,

      gravida di conoscenza.

      Nello specchio

      di cera viva

      esalando 

      faville

      di compassione.

                                   S.M.

 

(Tratta dal libro di Sergio Messere "Fibre di possibilità" Ed. LFA Publisher - 2021)